Lettera
di mammà
2 atti di
Peppino De Filippo
La commedia che la Brigata Teatrale propone è un'opera in cui l'autore fa una sottile satira ad una società perversa e corrotta e dove non risparmia né la borghesia né la nobiltà. Egli mette a confronto due famiglie, di diversa estrazione sociale: una composta da due baroni, zio e nipote, caduti in bassa fortuna, ridotti sul lastrico in cerca di una buona sistemazione economica; l'altra, ricchissima famiglia di borghesucci, composta da padre, madre, Claretta loro figlia ed una zia zitellona, ammalati di nobiltà e alla ricerca spasmodica di un titolo nobiliare. Le due famiglie si incontrano grazie all'interessamento di un faccendiere, abile nel combinare matrimoni e a procurare titoli nobiliari. Così il barone si fidanza con la zitellona che gli porta in dote trecento milioni, il barboncino con la di lei nipote che oltre a portargli una ricca dote, è anche molto carina.
Tutto
sembra filare liscio come l'olio, allorquando entra in ballo la lettera
di mammà. Una lettera che il baroncino custodisce gelosamente
come una reliquia: la mamma l' aveva scritta tre giorni prima di morire.
In questa lettera ordinava al figlio di venerare come dee tutte le
donne che avrebbe incontrato nel corso della sua vita, senza toccarle,
senza sfiorarle. Accade dunque che il barboncino, personaggio di una
infantile puerilità, già sposatosi con Claretta, equivocando
il contenuto della lettera, esegue a puntino quanto ordinato dalla
madre, senza assolvere a tutti i doveri di marito. Si viene a creare
così un'atmosfera che sa di grottesco, di paradossale e che
porta ad una esilarante comicità coinvolgendo non solo i personaggi
già citati, ma altri personaggi, che involontariamente contribuiscono
a sbloccare la curiosa situazione facendo sì che la commedia
non si trasformi in tragedia.
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