NOVE DOMANDE ALL’ AUTORE: "MARIO LA SORELLA"
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Come nasce un opera teatrale ?
L’
'opera teatrale, nasce avendo come inizio un idea, dopo quest' idea, bisogna studiare l'ambiente più comodo dove farla accadere, dove più quest' idea può confluire con altre situazioni comiche e nello stesso tempo tragiche. Il risolio, che io uso molto spesso, deve essere utilizzato facendo accadere delle cose catastrofiche in situazioni difficili, e magari, qualche personaggio con qualche difetto di troppo e battute punzecchianti e anche, se è nelle possibilità, di satira politica.
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Da quanto tempo hai iniziato a scrivere opere teatrali ?
L
a mia prima opera, è stata una piccola rappresentazione di circa 20 minuti, era uno spettacolino senza copioni, al momento, delle prove, avevo un idea e la trasmettevo agli attori, l'abbiamo rappresentata ad una scuola media, nel periodo natalizio, pressocchè faceva uno speciale riferimento a quest'ultimo, il titolo era "La bimba che non credeva a babbo Natale", era composta da 3 attori.
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Quanta parte della tua personalità rispecchiano i tuoi personaggi ?
Le
tematiche che ho trattato nel bailamme e nella confusione della mia scrivania di casa sono quasi nella totalità attuali poiché penso di essere attento al mondo, alle situazioni, alle variegate realtà che mi circondano. Sono profondamente ottimista e pertanto scrivo storie liete, sono estroverso e pertanto scrivo storie a volte strampalate, storie “senza storia”, ma condite ed innaffiate da battute che a volte rompono i soliti schemi del teatro tradizionale per dare uno stile e una ventata nuova nel modo di proporsi al pubblico anche a costo, in prima battuta, di lasciare sconcertati gli spettatori.
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Che lavoro fai ?
F
accio il medico di famiglia (ci chiamano i medici della mutua…) e di situazioni, di casistiche, di battute, di strane storie vere e vissute ne ho ruminate abbastanza nei molti anni della mia professione. Non ho fatto altro che descrivere la realtà vissuta e appresa nelle chiacchierate nel mio studio, spalmata, tuttavia, di ironia e di situazioni comiche e grottesche nello stesso tempo e ne sono venute fuori delle storie attuali che interessano e coinvolgono l’anima, l’attenzione e la riflessione della gente. Scrivo, insomma, di uno spaccato dei nostri tempi, di scampoli di vita che sono comuni, ma non banali, di situazioni che vediamo troppe volte, ma che troppe volte non cogliamo nella loro attuale realtà e nel particolare più recondito.
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Parlaci dei tuoi hobbies ( se ne hai ).
Ho
l’hobby del viaggiatore, non del turista (prego!), di camminare attorno al mondo nel più duro e affascinante modo del “fai da te”. Mi sono digerito e mi sono nutrito dei luoghi più ostici e fantastici; dall’Antartide alla Groenlandia, dallo Yemen al Tibet, dal Sahara alla foresta Amazzonica, dalla Patagonia alle tribù dei Pigmei della Malesia, da… E il mondo mi ha arricchito di cultura e d’esperienza.
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Durante la giornata ci sono dei momenti in cui scrivi con più ispirazione ?
La
notte! La notte il cui silenzio ti proietta in un mondo ancora più tuo, forse soltanto tuo, in cui sbocciano e si accentuano le fantasie, le emozioni e le sensazioni che danno davvero l’impressione di poter volare.
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C’ è un luogo che ti ha ispirato di più (cioè dove scrivi le tue commedie) ?
T
utti i luoghi che percorri e in cui ti fermi ti possono ispirare, accendere quella lampadina che ti chiarisce e suggerisce la storia che ti frulla per la testa e poi ti siedi al computer, incontri e conosci i tuoi personaggi e inizi così la splendida avventura che fa loro dire quello che tu vuoi dire, sperando che portino poi il tuo messaggio fra tanta gente.
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Dacci un commento sulle tue opere;
S
ono passato dall’attuale tematica della fecondazione in utero eterologo (“Quanta fatica per fare un figlio”) ai risvolti a volte misconosciuti delle case di riposo (“Ci son cascato come un pollo” e “Mi son svegliato in Paradiso”). Ho voluto infrangere i soliti schemi teatrali con “La commedia dimenticata” distribuendo gli attori fra il palco e la platea, un nuovo modo interattivo di fare teatro. Ho messo sulla scena i “barboni” della strada (“Una storia da barboni”) e le intriganti situazioni di una casa popolare di ringhiera (“Quattro chiacchiere in cortile”), storie di strani fantasmi che girano per casa, in “omaggio” ai ciarlatani che si rivolgono al soprannaturale e alle sedute spiritiche (“Il fantasma del povero Piero”) e diatribe coniugali trite e ritrite nella realtà dei giorni nostri (“Il Bortolo e la Bernarda”, forse uno dei pochi testi per due soli personaggi). E’ bastato il miracolo di Internet, la professionalità di portali di teatro (cito il “Gruppolma”) per far decollare i miei testi. Sono stati tradotti in diversi dialetti italiani, in Canada, in Svizzera, in Francia hanno avuto delle soddisfacenti traduzioni e nello stesso tempo più di 200 Compagnie Filodrammatiche hanno interpretato e stanno rappresentando le mie commedie.
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C’ è qualcosa che vorresti dire ai nostri lettori ?
A
bbraccio nel modo più cordiale la gente di teatro, autori o attori che siano, tesi, tuttavia, a dire, a dare qualcosa di fattivo, di utile, di riflessivo, di stimolo, di elevazione dell’animo per sfuggire, anche se per un breve scampolo di tempo, alla monotona, trita e ritrita realtà di ogni giorno. Scrivere per il teatro, in fondo in fondo, è fare delle denunce, mettere a nudo certe situazioni e certe verità a volte scomode, che tuttavia viviamo e di cui siamo interpreti ogni giorno. Scrivo teatro per hobby perché mi diverte, perché sono gratificato dei sorrisi e delle risate della gente, per regalare un attimo di piacere, di gioia e di allegria, per far dire ai miei attori quello che io voglio dire, denunciare, mettere alla gogna e descrivere situazioni assurde, ma che assurde sempre non sono, che descrivono a volte amare verità che l’ironia delle mie commedie accentua, esaspera, ma, nello stesso tempo, è motivo di profonda riflessione.

