




Manuel Olivares
Dopo aver seguito
un primo corso di grafica pubblicitaria ad Oslo (Merkantilt institiut ), si
trasferisce a Firenze dove prosegue gli studi di grafica e si diploma all’accademia
Cappiello (1991). Nel 1990 si qualifica terzo al concorso nazionale di grafica
pubblicitaria “Libro parlato per non vedenti” (giuria presieduta
da Armando Testa, Gavino Sanna e Guido Regazzoni) e nel 1991 si qualifica
di nuovo terzo al concorso Nazionale di grafica “L’uomo e l’ambiente”
promosso dalla Schwan Stabilo (Milano, museo delle scienze e delle tecniche
di San Vittore. Gennaio 1992). Terminati gli studi, nel 1992, torna a Napoli
dove comincia a lavorare presso un’ agenzia di pubblicità (B&B)
ma presto abbandona la materia dedicandosi totalmente alla pittura alla quale
si era gia rivolto negli anni trascorsi in Norvegia.
Dal 1993
comincia a partecipare ad alcune mostre e ad interessarsi alla storia dell’arte
contemporanea nella cui materia si laurea presso l’istituto universitario
“Suor Orsola Benincasa” nell’Ottobre 1999.
Manuel Olivares vive e lavora a Napoli.
ESPOSIZIONI
1993
A NORD E SUD DEL MEDITERRANEO – ISTITUTO CULTURALE SPAGNOLO
– CERVANTES – NAPOLI
1994
L’ARTE DI UNIRE I POPOLI – ISTITUTO CULTURALE TEDESCO
– GOETHE INSTITIUT – NAPOLI
1995
GALLERIA ALBA – FERRARE
1995
INTERNATIONAL ART BIENNALE – MALTA
1996
CHIESA DI SAN FRANCESCO – BOLSENA
1997
SALA ITALIA – CASTEL DELL’OVO – NAPOLI
1998
BERLINAPOLI – GOETHE INSTITIUTT E SALA GEMITO –
NAPOLI
2001
CANTIERI CULTURALI ALLA ZISA – PALERMO
GALLERIA PINO PASCALI – POLIGNANO
A MARE – (BARI)
SAVIOLI ARTE 2001 – RICCIONE (FO)
GLOBALVISION – SPAZIO MATISSE – ROMA
2002
GALLERIA IL PONTE – ROMA
GALLERIA MUNICIPALE DI LUGOJ
– PRO ARTE – LUGOJ (ROMANIA)
GALLERIA – OPEN ART - MILANO
La pittura si confronta oggi con tecniche estremamente
sofisticate, dalle eccezionali possibilità espressive che, a volte,
fanno di uno spot pubblicitario una vera e propria opera d’arte, per
perfezione formale e capacità di suscitare emozioni. È un confronto
che sembrerebbe relegare il pittore a ruoli marginali, quando è invece
fonte di imprevedibili stimoli per la sua sensibilità artistica.
Fotografia, cinema, televisione creano diverse e molteplici rappresentazioni
del mondo che arricchiscono la percezione soggettiva, schiudendo nuove prospettive
e significati. Questi sono i più recenti aspetti di un’evoluzione
visiva che in passato, la pittura ha sempre saputo cogliere ed esprimere e
che oggi assumono particolari implicazioni, come nelle opere di Manuel Olivares.
A 35 anni, Manuel Olivares è partecipe di questa affascinante evoluzione:
la sua tecnica è tradizionale, olio su tela, e lo stile è figurativo.
Sulle sue opere, i critici esprimono interessanti e dotti giudizi, con richiami
a illustri maestri del passato: i manieristi, Escher, Dalì…certamente,
Olivares, pur estraneo alle accademie d’arte, non è immune da
suggestioni o “simpatie” artistiche. Sono affinità culturali
di una ricerca espressiva, in cui lo sguardo dell’artista si volge al
mare delle immagini in cui siamo immersi e che mutano e alterano la nostra
sensibilità visiva. Un alterazione che, banalmente, spesso ci fa paragonare
un bel paesaggio a una cartolina, capovolgendo il rapporto tra reale e artificiale,
tra modello e rappresentazione. Le immagini di Olivares presentano inquadrature
inconsuete, di taglio cinematografico, dove le linee sinuose e le tonalità
cromatiche suscitano sensazioni stranianti, quasi un ingresso in un mondo
parallelo. Un mondo fantastico? Forse, ma creato da un diverso “punto
di vista” che, all’improvviso, ferma un fotogramma del film che
scorre davanti ai nostri occhi. Olivares lascia l’interpretazione alla
sensibilità di chi guarda: i suoi quadri sono “Senza titolo”.
DINO ERBA
Superfici pittoriche colme di tassellature organiche, sottili e dense campiture
cromatiche che delineano presenze figurali; linee, tratti affusolati confusi
e giustapposti che evocano simulacri d’architettura e d’umanità:
osservando le opere di Manuel Olivares siamo subito catturati da una sensazione
di saturazione , di pienezza, di condensamento. Campi cromatici composti da
mezzi toni, con accenti di colore più intenso, delineano le parti da
evidenziare nella totalità della composizione scenica. La risultante
strutturale dell’impianto pittorico è quella di una febbrile
e concitata visione di vedute architettoniche e di presenze ,creata da un
apparente caos compositivo , che in realtà si traduce in un preciso
equilibrio tra spazi vuoti e pieni, in una calibrata alternanza tra colori
freddi e caldi e, soprattutto, in un calibrata alternanza tra colori freddi
e caldi e, soprattutto, in un efficace incidenza della luce che illumina -e
quindi evidenzia- le parti narrative del discorso pittorico.
Nelle opere di Manuel Olivares vi sono numerosissimi imput stilistici che
fanno pensare alla storia dell’arte come a un continuum temporale che
dalla tradizione giunge alla più attuale ricerca formale .nella sua
pittura si ritrovano numerosi dati compositivi . all’arte antica, Olivares
si collega per una certa visione della figura in “stile serpentinato”
della rappresentazione pittorica, tipica del manierismo .certamente il gioco
ad incastri tra i volumi, tra gli spazi vuoti e pieni,tra l’incidenza
luminosa e la tassellatura del colore non può
che far pensare alle logiche compositive di Cézanne , alla pittura
fluida e nervosa di Kokoschka, ma anche ad un cubismo analitico magmatico
e liquefatto. Tuttavia anche il dato surrealista è incisivo: basti
pensare ad alcune figure di Max Ernst , alle deformità di Dalì
alle architetture fluttuanti di Escher. Da una primordiale organicità
latente, realizzata attraverso un’affusolata e precisa pittura tonale,
si arriva ad una estrapolazione coloristica più incisiva, in un processo
di “messa in evidenza” dell’architettura. Da un territorio
figurale si approda ad una realtà deforme, alterata, allucinata. Il
trascendente ha, di per se , un gusto magico, alchemico. La realtà
appare dunque trasposta attraverso uno slittamento semantico, il simulacro
dell’umano è medium immaginifico.
Manuel Olivares ci propone un mondo fluttuante. Al caos della casualità,
l’autore conferisce un ordine e un equilibrio per mezzo del logos armonizzante
, in una sorta di precisione magica degli equilibri . Il movimento e la fluidità
compositiva , come ci ha insegnato Panofsky, diventano processo divisibile
all’infinito e mutevole, la deformazione viene legittimata otticamente
e fisicamente come mezzo estetico. Oppure, secondo gli scritti sull’arte
di Baudelaire : “ciò che non è impercettibilmente deformato,
da una sensazione di freddezza e insensibilità; ne consegue che l’irregolare
, ciò che non ci si aspetta , la meraviglia lo stupore è un
elemento essenziale e tipico del bello”.
DARIO SALANI
……i contrasti dei rossi, dei blu, i gialli compatti che sembrano
lacca, le sfumature di luce sulla linea d’orizzonte, che penetrano ed
emozionano.
E poi che ci vuoi fare, pezzi di città piegate, deformate, angoli di
balcone(postazioni visive privilegiate- punti di vedetta), palazzi che sembrano
torri-fortezze che attorno a loro generano paesaggi apparentemente vuoti,
interni rigorosi dove i mobili sembrano fatti di luce al pari dei corpi che
sembrano essi stessi pezzi di città,e poi i materiali stessi della
città, asfalti, marciapiedi,lamiere, canalizzazioni che percorrono
lo spazio….entusiasmano il mio immaginario da sempre attratto dai materiali
e dalle deformazioni della contemporaneità.
La sensazione??? una città scolpita in uno spazio apparentemente unitario…….
ma che unitario non è. Da quei balconi hai un senso di vertigine…c’è
un altro spazio che non lasci vedere, profondissimo, intenso…vertiginoso
appunto.
E poi gli spessori…tutto ha uno spessore, scale, marciapiedi, parapetti,
strisce pedonali, pelle…
L’idea che mi danno le tue tele è che si alimentano d’aria,
quasi che l’aria debba penetrare tra i volumi dei palazzi, attraversare
i vuoti, riempire le strade.
ALESSANDRA PANZINI
Sono scorci di ambienti e scene vissute su un remoto pianeta di un lontano
sistema solare, le immagini che mi incantano, impresse sulle tele di Manuel
Olivares ? o piuttosto si tratta di fotogrammi di vita quotidiana catturati
dall’artista nella sua Napoli, rivedute e “corrette” alla
luce di un interpretazione “fantasy” di luoghi conosciuti; quasi
una mitizzazione formale di aspetti contingenti della propria realtà
che ha in un “solipsismo egotico” di goethiana memoria il suo
strumento privilegiato?
Che si tratti di immagini reali, catturate e poi metabolizzate dalla fervida
mente di Manuel o piuttosto istantanee di, un mondo lontano con cui il nostro
sembra essere in psichica comunione, poco importa. Le tele di Olivares ci
riportano ad una dimensione onirica e fantastica quasi fanciullesca, ad un
universo fatato che ho emblematicamente voluto chiamare “Urania”.
È’ innegabile che nei lavori di Manuel compaiano brandelli della
sua città ma deformati da misteriose forze e occulti avvenimenti; angoli
di strade silenti, palazzi che hanno le sembianze di torri di avvistamento
e costruzioni fortificate di fattura angioina attorniate da paesaggi scarni
e immoti, spazi interni angusti e labirintici dove gli arredi sembrano vivificarsi,
divenire corpi di esseri umanoidi, anch’essi immobili, quasi pietrificati
da un’ immane forza come avvenne secoli orsono a Pompei . E’ a
mio avviso paradigmatico che un artista nato e vive a Napoli, metropoli caotica
e “casciarona” per eccellenza, si rifuggi in questo mondo immaginifico
di silenzio, immobilità e luce….novello “Cavaliere del
silenzio”.
Ma ad un’ occhiata più attenta questi anfratti immersi in un
impasto di colori tenui e quasi “soffici” che avvolgono in una
coltre di ovattata tranquillità, scale, marciapiedi, parapetti, strisce
pedonali, tutto insomma,, rivelano uno strano senso di inadeguatezza che pervade
al pari di un inquietante segreto queste tele altrimenti così eteree.
Sono maggiormente le figure umane a “disturbare” l’osservatore.
Nelle tele in cui compaiono corpi , si avverte una sorta di disarmonia in
questi “esseri”, enfatizzata dalla dicotomia formale tra queste
figure sinuose e gli spazi lineari in cui queste sono inserite. Quasi fossero
fuori posto ed esse stesse a disagio in un contesto tanto metafisicamente
geometrizzato, in uno spazio che riecheggia uno sfaldamento dei volumi di
memoria cubista. Perché Olivares costantemente nasconde alla vista,
con mirabile artificio, le teste e i volti, impedendoci di apprezzare i moti
dell’animo dei suoi personaggi, apparentemente divisi tra una volontà
di immedesimazione , di mimetismo- accentuato da una certa identità
cromatica con il contesto – e un ineluttabile destino di diversità
e di alienazione.
E se queste figure fossero effettivamente fuori luogo in un luogo fuori dal
tempo? E se vi fossero capitate per caso , quasi sprofondate in un sonno profondo
i cui sogni sono talmente reali da avvincerle, impedendole di destarsi per
tornare alla propria caotica e frenetica
realtà? E se questi personaggi che tanto che tanto ci inquietano e
avvincono al contempo, di cui inevitabilmente ci chiediamo l’origine
e la sorte, in realtà non fossimo altri che noi stessi, catturati nostro
malgrado in questa atmosfera tanto lontana dalla nostra quotidiana realtà?
Se fossimo noi ormai irrimediabilmente assuefatti a questo mondo di fantasia
che ci ammalia come la nenia di una sirena ?
Manuel Olivares conosce la risposta e, forse, la conosciamo anche noi.
ANTONELLO FANIZZI
…..I suoi spazi, per noi che viviamo a Torino ( quindi una grande città come Napoli ), ci propongono subito una dimensione conosciuta, anche se diversa; diversità nei colori, la costante presenza di gialli e rossi; nei cieli tersi, senza nubi e con sfumature cangianti. Gli spazi che Olivares ci propone sono in qualche misura rilassanti, perché non sono oppressi dai colori fumosi con cui abitualmente associamo l’agglomerato urbano. Un discorso a parte meritano i quadri dove è rappresentata la presenza umana. Qui i rapporti si ribaltano; nei due quadri dove sono raffigurati corpi, abbiamo avvertito come una sorta di disagio, come se queste figure si contrapponessero agli spazi lineari in cui vengono inseriti. Ne quadro 0034 le figure guardano un manufatto in lontananza: hanno quasi lo stesso colore dell’edificio, un associazione inquietante che viene integrata da una delle rare atmosfere plumbee prodotte dall’artista. Mentre nel quadro 0063 la sinuosità del corpo si contrappone alla geometricità dell’arredamento; in questo caso il colore del corpo influenza il bianco delle pareti dando al complesso dell’immagine una tonalità brillante, quindi la drammaticità è nella forma : l’ assenza della testa non ci fa capire lo stato d’animo del personaggio raffigurato……
GIANNI PATRITO
Lo spazio diventa un
gioco da fare puntualmente in modo diverso. Così le dimensioni diventano
tessere di un mosaico da ricostruire combinando i colori in modo da ottenere
sempre un risultato differente ed incantevole. Così Manuel Olivares,
giovane Artista napoletano, compone i suoi spazi su tela, immaginando una
realtà fatta di forme ben definite, a volte spigolose che delineano
un mondo vivace nato dall’idea dei colori che si combinano in modo perfetto
ispirando emozioni e suggerendo interpretazioni
Ed ecco che una tela diventa una fenditura….immaginate uno strappo su
una tenda pesante che permette di guardare un paesaggio inaspettato, in cui
forme e colori prendono forma sotto la luce che li attraversa.
E quando le tinte sono intense e solari, nei toni del giallo e del rosso,
ci si sente pervadere da una sensazione inspiegabile che ispira gioia e vivacità.
Non mancano i contrasti cromatici, creati di proposito per insinuarsi nell’animo
di chi guarda con l’abilità che hanno solo i colori, evocando
ricordi ed ispirando nuovi pensieri, ed associazione d’idee!
Perché è inevitabile spaziare con la mente a cospetto di una
tela che è indefinita, il cui contenuto non si ferma entro i limiti
del dipinto, ma riesce a trovare il suo seguito nello spazio circostante.
Così ritorna il concetto di spazio, in un percorso ciclico, rappresentando
il punto d’inizio e quello d’arrivo di ogni ispirazione artistica.
A lasciare lo sfondo bianco di una parete dietro un quadro di Olivares si
incappa nell’inevitabile genialità della mente che si sbizzarrisce
creando, su quello sfondo, la continuazione di quei colori dipinti dall’artista,
lasciandoli sfumare nella monocromia del reale.
E forse proprio questa la magia dell’arte di Olivares: permette all’osservatore
delle sue opere di evadere dagli spazi tristi e angusti del contemporaneo,
scappare dal rigore per rifugiarsi nello spazio senza confini di un mondo
parallelo , popolato di speranze e fantasia in cui recuperare la dimensione
originale di una personalità vivace.
Con un'unica, doverosa precisazione: tutto quello spazio non è mai
vuoto.
LUISA MARELLI
La pittura di Olivares concilia il gusto della figurazione con una sensibilità
più inquieta e sperimentale, specie laddove l’opera cattura lo
spaesamento e il vento esistenziale in un impasto di colori tenui e soffici;
una specie di voce che si interroga e cerca, attraverso la comunicazione artistica
, di stabilire contatti di autentico spessore umano.
ANTONIO FILIPPETTI
Olivares’ soft, sumptuous paintings focus on the fluidity of space within
contemporary geometric
Structures. Redefining the clinical and the austere by his smooth suppleness
of form and warm and delicate colours.
JENNY BROOKMAN
The paintings of Napoli artist Manuel Olivares possess a futuristic quality impacted by rigorous interiors where furniture flows without encumbrances and human bodies seem sculpted from light. The contrast between the colors- the red, the blue, the dense yellow- penetrates the volumes of the buildings and splashes through the empty spaces, filling them up. The artist paints from offbeat points of view, creating exotic perspectives from which the viewer can observe from unconventional vantage points. The buildings themselves seem to ground us with their dense and substantial construction, unobstructed by decoration and reduced to their purest form.
KRIS KLINE


Maestri Artisti:
| Web
Designer:
Claudio Spoto |
Il Gruppo Libero Movimento Artistico